giovedì 12 febbraio 2015

ACRONIMI SICILIANI (PARTE TERZA)

La frana nel muro (una delle infinite) la sto riparando. Abbiamo aperto passaggi tra le case abbandonate, piantato delle fave, potato degli ulivi. fatto legna, pulito dal secco alcune terrazze. Il posto e' grande, c'è tanto da fare. Giu' al fiume ancora non lavoriamo con metodo, troppo impegnati intorno alle case come siamo. E poi e' ancora inverno. Questo e' il terzo mese di permanenza a Tieffe, ossia da piu' di due mesi siamo qui in pianta stabile. E da quel primo giorno in cui mi lasciaste accampato sulla via tra Enne e Tieffe di mesi ne son passati ormai quasi quattro. A guardare piu' indietro, che fa sempre un po' male, contatene cinque di mesi e mi ritrovate li', dopo aver inventato la ruota, con I che narra del luogo ormai noto come Tieffe, un luogo che esiste. A piedi, dice I, sono tre ore da Enne. Un'ora buona su strada sterrata. Prima di arrivare alle case ci sono ben sei tornanti di ripida ascesa, per questo I non ci rimase a vivere - troppa strada per lui che ama a dismisura il mare. Le case sono fabbricati antichi, tra valli crivellate di tombe arcaiche. Poi c'è un lungo sentiero sul crinale, scende al fiume, alla sorgente. E' il crinale delle aromatiche, ma ormai e' tutto bruciato, un incendio fu, un incendio come ce ne sono tanti. Tanti in Sicilia e tanti di piu' qui a Tieffe. E alla fine del sentiero trovi il fiume, nella stretta valle. Un frutteto e la zona degli orti, che gli incendi hanno sempre risparmiato. Sempre o quasi. Come le case. Quasi sempre? Certo, quasi sempre. 
il posto e' una proprieta' suddivisa i cui proprietari ora non ci sono. Ma chi sono? Qual e' la storia? Domando io che ho inventato la ruota giusto due ore fa. 
La leggenda vuole... esordisce I.
La leggenda vuole, mi ripeto in testa io. 
E la leggenda vuole quel che vuole e cio' che vuole me lo terro' in testa finche' non arrivero' a Tieffe per scoprire altre leggende ed infine la storia. Sul ciglio che separa storia e leggenda mi sveglio la mattina crivellato di trombicola. Stropiccio gli occhi, rifacciamo gli zaini e di nuovo partiamo. L'indicazione parla di cassonetti. E dai cassonetti lasciare la strada maestra e seguire a sinistra. Seguiamo a sinistra. Per strada non c'è nessuno. Dopo aver preso a sinistra comincia lo sterrato e forse e' bene, ma non lo sappiamo. Non sara' la sola strada di campagna del luogo. Ma la fiducia ci assiste e la fortuna aiuta gli sbandati, tant'è che passa un pandino bianco con rimorchio, si ferma piu' avanti. Scende un ragazzo, lui lo chiamero' Walter, ché non teme il suo nome dato che nessuno ne sente piu' parlare da troppo per avere paura di sé. E Walter ci fa - vi serve un passaggio? E noi di rimando ridendo, si', magari, ma non lo sappiamo bene dove stiamo andando. 
Lo so io dove andate, conclude Walter. E ci carica a bordo. 

8 commenti:

  1. Meno male che Walter c'è :-)
    Prendo appunti sulla strada. Sembra un bel posto.

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    1. poi ti schizzo una mappa a penna

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    2. Bravo. Anche se subito nelle tue qualità di disegnatore mappe

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  2. mi piacerebbe conoscere la storia "degli abitanti che non ci sono".

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  3. Ma che posti schifosi frequenti, me lo dici?
    Mh?

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    1. certo, come no: VdP B Tieffe etc etc. etc etc e' il mio preferito.

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  4. ...interessanti questi acronimi siciliani ...quando verremo a sud cercheremo di rintracciarli :-)

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