sabato 7 febbraio 2015

IL MIGLIORE AMICO DELL'UOMO E' LA SEPPIA

"L'errore era flagrante:nessuna ricetta da farmacista permette di fabbricare il meraviglioso."
Benjamin Péret



Il migliore amico dell'uomo è la seppia. Questo mi disse X, dopo il presidio. E anche - dammi un posacenere. Erano le 4 di notte, stavamo per andare a dormire. - E' che mi sveglio di notte e fumo - sorrise. Soffio' nel sorriso, come stesse gia' fumando - non smetteva mai. Mi ritrovai ad essere indulgente per una forma patologica di prostituzione. Indulgente con tutti, ero, per evitare la solitudine. Nemmeno: per essere ammesso al club. Il club degli stronzi e' pur sempre un club esclusivo. X mi disse anche che era tornato a fare politica quando aveva scoperto che avrebbe dovuto morire. Cosi' mi feci stronzo e domandai se precedentemente si credesse immortale. Da pari a pari. Galleggiare con gli stronzi è attivita' da condire con abbondante salsa di soia. X metteva il sale persino sulle salsicce. Nell'impostura quindi che vivemmo in quei giorni, io mi finsi discepolo e lui maestro. Io perché volevo imparare la stronzaggine e lui perché sentiva la vita svanirgli tra le dita, dove a guardare, a mostrare il palmo allo sguardo, quindi a posare gli occhi un po' piu' su delle dita, c'era davvero niente. Niente malgrado tutto. Cosi' imparai, ma ci misi tempo. E non era ancora quel tempo. X mi disse e mi fece quasi promettere che sarei stato suo erede. o meglio, erede di cio' che non era stato e che si inventava. Io promisi, e sentii forte la promessa - da interno. Ma poi ci misi anni a digerire, e a separare il grano dal resto. Il discernimento non e' un attimo di comprensione, e' piuttosto un lungo lavoro che richiede costanza e fatica.
Il migliore amico dell'uomo e' la seppia, mi disse l'uomo che salava le salsicce perché aveva il palmo vuoto e dove doveva starci qualcosa c'era nulla - nemmeno un pezzetto di sogno infranto né baciato, neanche un'ombra che non fosse almeno dolore. Mi disse cosi' e me l'aveva gia' detto salando le seppie, cucinando dopo il presidio, intimorito dal cavolo lessato dai notri ospiti - una farfugliata stirpe di fricchettoni. E - si chiamano compagni ma stanno allevando due fasciste, anche mi disse X li', dai nostri ospiti, dopo il presidio. Me lo soffio' nell'orecchio quando uno dei campagnoli rimprovero' la figlia piu' piccola che voleva guardare la televisione. La televisione e' il male. E mi disse X anche - odio la religione e la droga perche' tanti compagni hanno portato via. E sebbene fosse roba che aveva sentito in giro, perché quel povero vecchio non era mai stato compagno, trovai che fosse vero, e incongruo anche il comportamento del fricchettone campagnolo. Vero che la televisione era all'epoca una brutta droga, ma quello si faceva chiaramente di eroina, come tutti gli altri infangati spersi li' nel casolare.
Adesso sara' pure stato vero che la paccottaglia smarrita ai margini del lecito, nelle colline viterbesi, fosse anche definibile umanita' e soggetta a repressione - ma certo non potevo trovare un solo punto di contatto con quegli esseri inzuppati. Escludendo la droga, chiaro -  a chi non piace, tra quelli che l'han provata. Ma certo solo la droga poteva essere il punto di contatto tra me e quei disastri. Disastro anche io, certo, ma mai quanto loro. 
Esiste un vinile inciso da cui scaturisce la musica. Esiste un vinile inciso da cui gracchia l'incertezza. Esistono parole che si ripetono e ruoli che si sposano, per il semplice fatto che la liberta' non e' cosi' appetitosa come predicano.
La liberta' e' in qualche modo come una droga. C'è chi ne parla male e chi ne parla bene, ma se davvero l'hai provata, allora non sai piu' essere la persona che eri prima. La libertà - se qualcuno ti dice che provatala non gli è piaciuta, è un millantatore.
La seppia e' il migliore amico dell'uomo, disse X dopo il presidio, li' nel cascinale, minacciato dal cavolo lesso dei nostri ospiti fatti, le cui figlie bramavano la televisione accesa alle otto di sera e s'avviavano ad essere forse fasciste, un giorno. E io pensai ai pranzi da mia nonna, o non ci pensai subito, ci pensai anni dopo, quando mia nonna era ormai morta e non avrei piu' potuto guardarle nel palmo, un po' piu' su delle dita dalle quali sfuggiva la vita come sabbia sottile, da cui era anzi ormai gia' fuggita tutta quando la raggiunsi, sul letto di morte, il giorno dopo il decesso, che c'era ancora l'ultimo alito di veglia. Mia nonna non salava le salsicce, di questo sono sicuro, ed ebbe figli che le pulirono il culo quando era paralizzata, e io la feci commuovere quando le dissi che ero contento che stesse da noi, dopo la morte del nonno. che era bene accetta. - lo sapeva, ma si commosse lo stesso a sentirlo. Dopo la morte del nonno avevo avuto in regalo la sua foto, la foto del nonno che stava da sempre sul suo comodino, la foto di quando era giovane e militare, sorridente, ventenne, col cappello e la divisa. Dietro c'era scritto "al mio fiorellino" con caratteri infantili. Seppi che era una foto per mia nonna solo allora, solo quando era morto. E che mio nonno aveva nutrito una grande tenerezza - l'avevo sempre saputo, ma mi commosse lo stesso averlo scoperto dietro una vecchia foto. Mio nonno lo guardai a lungo quando mori', ero li' la notte prima del trapasso. Non gli guardai le mani, gli fissai invece il volto. Gli rapii l'immagine. 
La seppia è il miglior amico dell'uomo, mi avrebbe detto X anni dopo e dopo un presidio. Anni dopo e dopo un presidio ancora la testa mi si confondeva, ancora galleggiavo accanto agli stronzi, ancora puntavo il dito a caso, sui modelli. Famiglia allargata, famiglia tradizionale, proprieta' indotta di ciascuna formula e non c'è, giuro adesso su dio che non c'è, no, non c'è una formula da farmacista per produrre il meraviglioso. Di ogni facile barca faccio un disegno. Di ogni falla aperta riduco lo sgarbo. Di ogni attimo d'amore cucio il ricordo, e lecco la ruga segnata tra linea della vita e linea del silenzio. 

9 commenti:

  1. C'è grande tenerezza e amore anche in tua nonna che ti regala quella foto in cui lui la chiamava fiorellino.
    Ultimamente osservando delle persone, alcune che si definiscono in un modo, altre in un altro, altre in un altro ancora, mi sono resa conto che ognuno di essi dà addosso all'altro e tutti loro si accusano o meglio interrompono ogni possibilità di dialogo (che rimane chiuso solo all'interno dello stesso gruppo ed è basato sul leccaculismo reciproco e l'insulto a chi sta fuori) gridandosi reciprocamente la parola fascista. Dall'esterno pur condividendo alcuni pensieri di qualcuno di loro, ho la netta sensazione che alla base di ognuno c'è un arroccamento basato su una menzogna comune. E i comportamenti alla fine sono simili anche se ci si professa diversi.

    P.s. credevo che la migliore amica dell'uomo fosse la carpa ;-)

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  2. la migliore amicA si', e' la carpa.
    ps
    esistono pose, posizioni, club, partiti, ideologie, e pensieri e chi piu' ne ha piu' ne metta. e per fortuna esiste anche quel vecchio detto che afferma "le chiacchiere stanno a zero"

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  3. "Gli eroi son tutti giovani e belli"
    parole, sono parole perché alla fine quel che conta davvero sono i nostri incontri d'amore e la dedica sulla foto alla sua compagna da parte di tuo nonno ne è la dimostrazione. Forse sono i non-eroi che non hanno fatto presidi ma hanno dato e ricevuto amore, quello che si ricorda con delicatezza. Il resto mi domando se ne vale la pena.

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    1. degli eroi, si dice, siano tutti morti. e di dubbia fama.

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  4. ps.Bello questo post di ricordi e soprattutto di amore. Ho avuto anch'io una nonna che ho quasi visto morire, ma non l'ho capito perché ero troppo piccola. Ne scriverò anch'io prima di tornare per qualche tempo in quella casa dove è morta.
    pps. Un abbraccio e un abbraccio anche a Random :)

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  5. Ehm ... non volevo di nuovo pubblicare due commenti identici. Diciamo che rappresentano un abbraccio a testa :-D

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  6. è vero... non c'è una formula da farmacista per produrre il meraviglioso... e mi viene in mente ora un post tuo su myspace...di qualche anno fa....secoli..minuti fa... e la mia risposta: come un chimico molto più famoso di me io in laboratorio facevo reagire le sostanze....e tutto era ben descritto da formule chimiche....eppure da quelle reazioni così prevedibili ha origine il caos che ci circonda...i sentimenti....tutto....

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