mercoledì 11 febbraio 2015

UN PO' DI TALENTO

"Siccome, in fatto di incanto, di grazia, di forma della natura, il pubblico non capisce se non quel tanto che ha succhiato nei luoghi comuni di un'arte lentamente assimilata, e siccome l'artista originale comincia proprio col buttar via quei luoghi comuni, cosi', i Cottard, che in questo senso erano la fedele immagine del pubblico, non trovavano ne' nella suonata di Vinteuil, ne' nei ritratti del pittore, cio' che per essi costituiva l'armonia della musica e la bellezza della pittura."
(Marcel Proust, Un amore di Swann)

Attonita, fatta di chiacchiere vane fino all'attimo precedente l'urto, lei si fermò e ci guardò voltandosi - un simile trucco doveva averlo imparato da bimba tanto ne era adusa. Allora noi, per reazione e difetto, ci facemmo piccoli, insinceri, barricati, dato che la stupidità riguarda tutti, è un mistero antico e inevitabile. La sospensione durò un infinito qualsiasi - notte, giorno, notte, ancora giorno: nuvole e pioggia a piacere. Poi, ognuno a proprio modo, facendo tesoro dell'esperienza accumulata se per caso ce n'era, cominciammo a circumnavigarla. Fu cosi' che mi trovai col naso per aria, dapprima seguendo un impulso utilitaristico, per fiutare la pista, come si direbbe in un fumetto italiano ambientato nel Sud Dakota, e poi meravigliato, incredulo, stupito, non dallo spettacolo quanto dal fatto che non passassi a quel modo tutto il mio tempo - a guardare il cielo azzurro attraversato da immense astronavi multiformi e policrome, o come si dice da noi: le nuvole. La mediocrita' non conosce niente a se' superiore, lapidario Conan Doyle suggeri'. Gli altri, quelli che riconoscono il genio, sono uomini di talento - aggiunse a ruota ma a parole mie lo stesso Sir, ché non si hanno tutte le citazioni in testa precise e a bottone, non le ho io, almeno. Mi rinfrancai, malgrado l'imprecisione. Forse un po' di talento l'avevo. 

7 commenti:

  1. Da qualche parte ho letto un articolo secondo cui l'uomo ha un istinto di conservazione che lo porta a conservare anche i propri concetti e i propri punti fissi, di cui si nutre e ha bisogno. Senza di questo si sente smarrito e ogni cosa che punti a destabilizzare questa “normalità” porta ad una reazione ostile.
    Questo per dire che in una società simile difficilmente un genio potrebbe emergere, a meno che non sia dotato di forte personalità, perché non vedrebbe comunque valorizzato o meglio non vedrebbe nemmeno riconosciute le sue capacità.
    Quindi mi verrebbe da dire che chi è in grado di riconoscerlo o ha un istinto di conservazione non così forte che gli permette di mettere in dubbio se stesso e soprattutto le sue conoscenze come le ha acquisite o pure è un genio e di conseguenza sa riconoscere un altro genio o è una persona che è riuscita a formarsi in modo autonomo ed ha acquisito delle capacità che gli permettono non solo di riuscire a ripetere un qualcosa, ma magari anche a riconoscerne i meccanismi del ragionamento che sottendono a quella cosa, ad un meccanismo, ad una regola matematica e così via.
    Il che riporta il mio pensiero alla “invenzione” della ruota del post precedente.

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    1. mi hai fatto pensare ad un libro del mese scorso dove si sottolineava quanto la santa inquisizione abbia lavorato a sfavore dell'evoluzione umana accanendosi sulle menti migliori nate a cavallo di quei tre secoli.

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    2. Purtroppo gli effetti si vedono e di santo aveva ben poco.
      Mai letto il Malleus Maledicarum?

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    3. no, mi manca. e non ce l'ho nemmeno in programma. ma potrei trovare un angolino dove piazzarlo.anche se il tempo stringe...

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  2. Avrei dovuto regalartelo insieme agli altri due.

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  3. troppo interessante il confronto tra il genio e il mediocre... tornerò a pensarci con calma:))

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