martedì 3 marzo 2015

IL LATTE VERSATO E L'ANATRA MORTA

E cosi' una sera di dicembre col sole ancora caldo che indugia sul crinale mi ritrovo con G a parlare di quel che fu e di quel che e' e perché no? di quel che sembrava sembra e sembrerà. E G mi fulmina pungendomi sul vivo, carne tenera, cicatrice, ustione vecchia ma devastante, non solo un fatto di memoria insomma, una roba che fa male in tempo reale. E G, 65 anni, beat generation, tra i fondatori della prima Comune Siciliana di Tieffe, la comune mai sbocciata, spara e dice che la mia generazione non ha fatto quel che doveva negli anni in cui doveva, e adesso si muove in ritardo. Seppur si muove, aggiungo io, ché non sembra muoversi molto. Adesso, non vorrei che si facesse di tutta l'erba un fascio, e non faccio io quel che non voglio sia fatto con me, ma dico: la mia? E perché la sua? Diobono avevano tutte le possibilità, erano in marcia, stavano con una spalla sul portone, il portone scricchiolava, e loro? Niente. Si sono fermati, razza di zotici che erano. Contratti nazionali, Pablito Rossi/Giggi RRiva Italia Germania 4 a 3, manifestazioni dei colletti bianchi, lavoro, pensione, concertazione, Compagno Berlinguer, pentapartito, volemose bene e mi fermo qui. Ma taccio sul momento, quella sera di dicembre intendo, perché non mi sembra utile sparare sull'anatra morta. E in fondo anche mio padre, che di anni ne ha 70, piu' che altro, oggi come oggi, ha bisogno di consolazione e protezione. E poi alla fine e' davvero inutile recriminare, o piangere sul latte versato. O schiaffeggiare qualcuno quando il latte l'ha versato lui. E poi a me il latte manco piace. Insomma: non ce l'ho con nessuno, se nessuno ALMENO ha il buon gusto di non fare la lagna.

Ieri invece abbiamo mangiato sul terrazzo (non io e G, G non vive qua, a dicembre era di passaggio) - vista: mare incorniciato dai mandorli in fiore. In effetti è facile dimenticarsi che si deve fare la rivoluzione, stando qui. La non proprietà mi rimette al mondo, mi pacifica. La bellezza appare. Questa è una dimensione pericolosamente accettabile, spesso confortante, e in svariati momenti persino felice.
Brindo a questa felicità. E prometto di non versare il latte.

11 commenti:

  1. La rivoluzione può attendere insomma.
    E niente latte Xxfavore. A noi non piace!
    (Non ho 70 anni ma oggi in effetti ho avuto bisogno sia di consolazione, sia di protezione. Mi sa che non è un buon segno).

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    1. sta morendo di attendismo. sembra quasi un essere umano. del resto di qualcosa si deve morire, mi dicono....

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  2. la non proprietà è la più grande ricchezza.....e me ne rendo sempre più conto....in questo periodo vedo vecchi ossessionati da immaginari ladri che rubano loro ciò che possiedono...impazziti per ciò che (così pensano) viene loro rubato...pronti a incolpare figli e parenti con parole dure e accuse ingiuste ...è una forma di follia che, mi hanno detto, coglie molti anziani...e in questo periodo penso spessissimo a te che questi incubi non avrai mai... :-)

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    1. e chi puo' dirlo? pare che si cominci da bambini a dire MIO e si muoia allo stesso modo. ci sara' davvero una maniera per cambiare il finale? vedremo.

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  3. vedremo...ma secondo me chi non ha mai detto MIO non lo dirà..

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    1. e chi conosci che non abbia mai detto MIO? nemmeno una volta, almeno da piccolo? e seppure esiste e tu lo conosci, dov'è nato, dov'è vissuto e cosa lo mette al riparo? e qual è lo scudo? è pesante? e' peggio del colpo che para? (tutto cio' senza considerare le appartenenze. saranno un bene? saranno un male? un po' e un po'?). temo che il discorso sia molto complesso. ma salvarsi dalla proprieta' (privata, intesa come istituzione fondante) sia gia' un gran risultato. o sarebbe, dato che quella non basta rifiutarla... poi ti devi anche difendere da chi non la rifiuta. comunque vivere la non proprieta' alleggerisce. alla lunga qualsiasi terzo garante diventa un peso intollerabile. le persone magari non sanno la differenza, e per questo non gli sembra. altrimenti comincerebbero subito a boccheggiare. o a capire perché boccheggiano, ad accorgersi che gli succede.

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  4. certo..è un discorso molto complesso...che ho semplificato per brevità e non si può trattare qui in poche righe...ma io vedo da una parte te (e altri come te), che vivi la non proprietà, e dall'altra altre persone che , al contrario, hanno un attaccamento alle cose che spesso ha del patologico. sembra comunque che invecchiando aumentino e diventino più marcati i difetti e le manie già preesistenti...ecco perchè io vedo te da vecchio senza questo tipo di problemi dettati da attaccamento alle cose...

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    1. ecco potremmo cominciare col distinguere l'attaccamento alle cose (seppure fondante e culturale in ogni caso territorio di cosa? al massimo di etica? morale?) dall'istituto della proprieta' privata sostenuto da un intero sistema di leggi carcere e polizia. direi che e' un buon prunto di partenza. approfitto dei tuoi interventi non per fare discorsi complessi in luoghi poco adatti alla complessita' (?) almeno per non confondermi troppo le idee... cioe' io sto qui non protetto da leggi e non considero questo posto mio. ma prendo a bastonate (è gia' capitato) chi viene a rompermi i maroni. se metto su i gradoni in pietra del posto dove vivo perché vivendoci mi procuro legna e ho bisogno di non trascinarla per ripe scoscese e fangose, e arrivi tu brutto panzone col cavallo a passeggio di domenica e decidi di passarci sopra insensatamente e di distruggermi il lavoro e rendermi piu' difficoltosa l'esistenza, una bastonata te la tiro volentieri. insomma: non proprieta' in/francescanesimo out

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  5. d'accordissimo.... ottimo punto di partenza...ebbene...vedremo...ne riparleremo quando io avrò cent'anni.... :-)

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  6. Fischiava il vento
    nella canna del fucile,
    rossa primavera
    alla fine di Aprile.

    Poi venne Maggio,
    l'ordine di disarmarci.
    Caro Valerio,
    non dovevamo fermarci.

    Non dovevamo fermarci,
    si doveva continuare,
    si fa con lo schioppo
    l'unità nazionale!

    Mandando ogni uomo
    vestito di nero
    prete, fascista o sbirro del re
    al cimitero

    E invece sono ancora tutti là
    con i sorrisi smaglianti,
    sono là i figli e i nipoti
    vincenti e arroganti.

    Un proiettile a testa
    caro il mio colonnello,
    e non smettere di giocare
    proprio sul più bello.

    E a chi voleva la libertà
    cosa gli diciamo?
    Ai compagni morti per niente
    cosa raccontiamo?

    Che un pelato appeso a testa in giù
    poteva bastarci.
    Caro Valerio,
    non dovevamo fermarci.

    Ma porco dio, madonna ladra,
    non dovevamo fermarci!

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    1. resistenza? non so, ma piu' il tempo passa e piu' capisco quel vomitare di malapartiana memoria. anche qui, abbiamo oltrepassato la fase epica e stiamo saldi a centro strada, con un bastone in mano. e non in senso figurato. almeno personalmente, non in senso figurato.

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