venerdì 6 marzo 2015

IL MITO DEL CESSO

Quando ero piccolo mi innamoravo di tutto correvo dietro ai cani.
No, aspetta, questo e' De Andre', e non ci azzecca niente. O si', ci azzecca in qualche modo, ma in quale modo bisogna vedere. Dunque.
Quando ero piccolo ricordo che mi si narrava il mito del cesso.
Nemmeno dentro al cesso possiedo un mio momento. Ecco, questo e' Guccini, e ci azzecca anche meno di De Andre'. Ma continuiamo.
Secondo il mito del cesso, ognuno aveva il suo santuario limite inespugnabile al bagno, la mattina, mentre cagava. Culi quadrati e cervello perso dietro un libro un fumetto le parole crociate. A seconda dei gusti e del cervello in dotazione - appunto. Poi un altro della famiglia bussava, e  finiva il momento d'oro.
In realta' io non ho mai sperimentato questo momento unico e salvo. Io mi sono sempre salvato: leggo ovunque, le parole crociate mi fanno due palle cosi' e i fumetti li ho mollati svariato tempo fa. In ogni caso qui a Tieffe, per restare al momento, il cesso non serve. Dico, non serve ad avere momenti propri. Lo spazio c'è, al di fuori di ogni ritiro defecatorio possibile. E poi il cesso attualmente in uso l'ho scavato personalmente, pala e piccone. Ci ho inchiodato su una sorta di turca di legno, e buonanotte al piffero. Per cagare devi accucciarti, e cerchi di sbrigartela in fretta, anche perché il cesso e' all'aperto. Di notte mi rendo conto che potrebbe fare una certa impressione. Come dire: buio, montagna, vegetazione e grotte alle spalle. A me non fa impressione. Almeno credo.
Certe mattine defeco all'alba - ok, mi sveglio di regola tra l'una e le tre, ma non sempre l'intestino si sveglia con me. Quelle volte che l'intestino si sveglia all'alba, mi becco un sole lucente e rosso che sale dal mare - il cesso e' vista mare. Spettacolare. In quei casi mi soffermo qualche secondo di piu' in posizione di accovaccio.
Tutto qui?
Assolutamente no. 
Un momento di congiunzione all'eterno ce l'ho comunque durante l'esercizio delle funzioni evacuatorie. La minzione - tema. Pisciata notturna - svolgimento.
Capita di correre fuori stanza o fuori cucina a pisciare. Capita di essere impastati di sonno o letteratura. Capita di essere sorpresi prima dal sonoro scroscio e poi subito dopo da una formidabile luce lunare.
Quando c'è la luna piena ti accorgi che Tieffe vive. Vive e non sai qual e' la sua volonta'.
G mi disse che loro, i primi frikkettoni, arrivarono nella maniera sbagliata.
Gia', e quella giusta quale sarebbe? Nessuno sa qual e' il bene dell'altro. Figuriamoci se possiamo sapere cosa vuole Tieffe. Dunque Tieffe sa essere feroce per salvaguardare i suoi inconoscibili fini.
La prima volta che ho pisciato all'aperto sotto la luna piena, qui, ero appena arrivato. Notte. Scroscio. Vista che si spanna. Ero vicino ad un florido cespuglio. I movimenti li vedevo lucidi e scattosi. Come in un film. Dell'orrore certo dell'orrore. E quel folto cespuglio a cascata? Beh, capelli di un gigante. Da un momento all'altro quello solleva il capo e ti chiede cosa cazzo ti e' venuto in mente di pisciargli sotto il naso. 
Insomma tre mesi dopo sono li', accanto alla cucina che piscio.
E' notte fonda, fonda fonda - ma non dovrebbe esserci la luna piena? Bo?, sara' coperto. E Insomma sono vicino la casa comune, quella con la cucina e la libreria. Quella con il pannello solare, la stessa da dove scrivo ora, pc sulle ginocchia. Sono a pochi metri verso le grotte, pochi metri dalla cucina, so che mi sono svegliato all'una, che ho acceso il fuoco, bevuto il caffe', che ho persino mangiato un uovo e interrotto la lettura di... di cosa? Miramar, Ecco, Miramar. Possibile che la lettura mi abbia assorbito cosi' tanto da farmi vivere da sonnambulo l'interruzione per la minzione? Possibile.
Insomma piscio e sento un cane abbaiare. Ringhiare. Dalla valle, sempre piu' forte, sempre piu' minaccioso. Lo scroscio finisce. Il cane che sale, correndo pare. E allora mi avvio, perché il cane e' feroce, e magari e' meglio prenderlo a sassate (sassate al buio? buona fortuna Alpexex...). Insomma, meglio che non venga a farla da padrone qui. Magari gli altri si spaventano, magari la gatta ci rimette la vita. Cosi' mi avvio e piglio un sasso, ma il cane si fa sempre piu' vicino. Non sono piu' sicuro sia un cane solo. E' dal lato opposto al mio, dal lato opposto della casacucina. Penso: e' una belva. Ma che animale e'? Non ho paura. Ma so che sto andando ad affrontare una belva. E' normale doverla affrontare. Sono un uomo e questa e' la vita.
O no?
No. Sono un uomo addormentato sulla sedia con Miramar in grembo. Devo uscire a pisciare, e non c'è nessuna belva che incombe. Fuori la luna e' grande e lucente, e non c'è nessuna belva da affrontare. E' stato solo un sogno.
Solo un sogno. Forse.

3 commenti:

  1. Il post sulle tue evacuazioni notturne mi mancava. In realtà se cerco di immedesimarsi e pensare a me in quella stessa situazione, ecco direi che per me potrebbe essere proprio un momento incubo.
    L'idea di accovacciarmi nel buio, dato che noi femmine dobbiamo farlo in entrambi i casi, mi creerebbe qualche disagio. Il non vedere nulla mi inquieta.
    Ecco forse il mio limite lì potrebbe proprio essere il cesso.

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    1. per fare pipi' non occorre andare al cacatoio. basta che una si accovacci appena a pochi passi dalle case. e poi ci sono le sunnan... cmq se mi vieni a trovare ti attrezzo uno splendido secchio svuotabile poi di giorno nel cacatoio. tranquilla

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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