domenica 1 marzo 2015

RIAPPROPRIAZIONE INDEBITA - IN FONDO HO SQUATTATO TIEFFE

"Guardate come crescono i gigli dei campi. Essi non filano, non lavorano. Eppure vi dico che Salomone, con tutta la sua gloria, non vesti' mai come loro."
(Matteo 6,24-34)

C'è, è innegabile, una forza corrosiva che consuma e sublima il corpo, in queste parole. Probabilmente scritte in aramaico, all'origine, o forse addirittura pronunciate in quella lingua ancora prima di essere scritte, anche adesso, tradotte in italiano, sono pregne del desiderio di affrancamento, di libertà, che se esisteva duemila anni fa, puo' ancora esistere oggi, viverci dentro, vivermi dentro. Quella fiamma che vive dentro mi brucia la pelle, mi consuma la carne, mi cambia in lacrime. Basta che ripeta le parole, che le reciti col fuoco che mi consuma. Non dico, no, che contengano l'essenza di niente, che siano formula meno buffa di altre, volendo, o che debbano condurre ad un atteggiamento piuttosto che a un altro. Dico solo che esprimono quello che e' il mistero della croce nuda al terzo giorno - checché ne dicano i dotti in toghe di colore vario. Ossia la promessa di una potenza che se cercata troveremo dentro di noi. Un estremo no, una possibilita'. Come possa essere stato maciullato questo messaggio, e' una domanda che non ha senso porsi. La formula risponde solo che per quanto possa essere stato maciullato il messaggio - da preti chiese e dogmi - il messaggio sopravvive. E ci fa sopravvivere. Malgrado il martirio. La chiesa, persino da questo punto di vista, sfoggia il suo dovere, la sua missione, la sua necessarietà. E' il masso addosso a quel messaggio che le svapora accanto attraverso e la beffa sopravvivendo con tanto di e nonostante le crociate e i roghi accesi. E' la prova estrema, piu' degli imperi perché impostora del messaggio stesso. Insomma, il cristiano vero cerca il dolore per sapere che ne sara' salvato. Io riconosco in quel messaggio, invece, l'assonanza con cio' che e' mio, mio proprio: la capacita' di attraversare persino la morte per restare semplice essenza di me stesso. Libero e semplice io uomo. Del resto se una croce vuota al terzo giorno somiglia al coraggio di affrontare tutto, e sento questo coraggio, so che e' mia possibilita', come potrei cambiare questa felicità con la protezione posticcia da assurde minacce? Niente e nessuno - discorsi, spade, tabu', galere, manicomi, etica, morale, religioni, sovrani, democrazie, economie, presidenti, magistrati, folli che rimettono corpi morti sulla croce e sollevano l'indice accusatore su chi rivendica per sé la libertà - puo' spezzare il filo che mi lega al primo ribelle che nacque dall'uomo scimmia nel Pleistocene. E la mia responsabilità in questa vita e' essere un tratto di quel filo. Ridendo in faccia ai tentativi piu' grotteschi di fregarmi. Usando qualsiasi mezzo contro i tentativi piu' potenti e odiosi.

2 commenti:

  1. "Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena."
    Direi che ha un senso, anche se non riesco a farlo pienamente mio.
    Leggendo quel passo verrebbe da pensare che sei più credente tu di quanti professano una fede, che nemmeno conoscono in realtà, ma lo fanno per pura scaramanzia. Sai quelli della serie "non ci credo, ma ..."
    Io rimango una non credente, ma forse meno pagana dei "veri cristiani".

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  2. la mia e' una tara, un "taglio" nello sguardo, un filtro fisso agli occhi. ovunque vedo significati derivati da quella prospettiva che mi e' propria, o alla quale appartengo io, vallo a capire se sono un posseduto... comunque quello che voglio dire e' che a me il fatto di poter ridere o ribellarmi a qualsiasi ricatto dona fiducia. e' in questo senso che leggo quelle parole e quasi tutto il resto dello scibile. per me anche il passo che citi tu, altro senso non ha se non... non farti ricattare dalla paura del futuro. la croce libera al terzo giorno, ancora e ancora

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