mercoledì 1 aprile 2015

ACRONIMI SICILIANI - DOPO IL MAR 2015 AL VDP

La proprietà inficia le capacità empatiche delle persone. E' un fatto tecnico. Se su un terreno c'è il mio nome, sono io il riferimento. Qualunque azione legale pesa su di me. Per quanto io possa essere ben disposto nel tenere saldo il rapporto d'amore che mi lega ai miei compagni, sarò quanto meno frenato da quella spada di Damocle. Cosi' la necessità di partecipazione, il desiderio di vendetta, il dolore dei miei amici, se li avvertirò, li avvertirò con un freno. Che frenerà la mia azione.  Il filtro che mi renderà meno autentico sarà il filtro della responsabilità legale.
Di contro senza legalità, l'unica difesa è la guerra. E al contempo la legalità è uno strumento nelle mani di chi ti fa la guerra. Un'arma impropria. Vogliamo sopravvivere nel limbo o accettare le nostre responsabilità? Accettare le nostre responsabilità vuol dire rifiutare la proprietà. E i protettori altri. 
E accettare il rischio. Il rischio di lavorare su di un posto per poi perderlo.
Ma la domanda è: quanto vale un gruppo e quanto vale un posto. Senza Rb e A, che io amo di un amore autentico, il VdP sarebbe una campagna inutile. La costruzione di una casa è infinitamente piu' semplice della costruzione di un gruppo. Al VdP, lo dicevo a F proprio ieri, ti stanchi tanto. Perché i rapporti sono importanti, autentici, ventiquattro ore su ventiquattro. E pochi esseri umani sono allenati a tanta pienezza. E' questo l'impegno, e' questo il motivo per il quale quel posto conta qualcosa. 
Io penso che la proprietà debba essere non del gruppo, o peggio di uno del gruppo. E' un limite grosso questo. Io penso che la proprietà debba essere il nemico, l'antagonista del gruppo. Io penso che il percorso che stiamo facendo abbia buone possibilità di condurci liberi.
ps
Mi restano svariate immagini dagli ultimi giorni. Troppe per scriverle adesso. 
Su tutte forse il grido di Rb. Io non sono liberato. E' l'esigenza che ci rende spavaldi fieri e degni, l'aiuto che ognuno chiede all'altro: la volontà di essere aiutato e aiutare a liberare prima che a costruire posti.

9 commenti:

  1. Qualcuno ...di cui ora mi sfugge il nome :) scrisse:"Essere anarchici, per me, vuol dire non avere oggi un piano per il futuro da riversare sugli altri. Per me vuol dire costruire CON gli altri. E per costruire con gli altri, occorre fare. Senza preoccuparsi troppo di un futuro che sembra non esserci, o di una prospettiva che sembra mancare" e "L’alternativa alla collettivizzazione degli strumenti per un processo di liberazione e’ il sopravvivere da soli. E la solitudine soffre di carenza di liberta’, poiche’ ritengo che la liberta’ si realizzi solo in un contesto collettivo.Io credo nella pratica e detesto la teoria che la immobilizza."
    Ecco leggendo questo post ho pensato a quello. ;-)

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    1. 4 anni dopo siamo sulla buona strada.

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  2. E' così.

    Le domanda sono sempre le stesse:
    a cosa posso rinunciare?
    a cosa riesco a rinunciare?
    quanto sono prigioniero?

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    1. siamo passati oltre la fase-domanda.

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  3. Bella...e sì, la solitudine soffre di carenza di libertà. Per fortuna c'è Zara

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    1. tutto quel vecchio discorso delle differenze. libertà o solitudine? non sono la stessa cosa, e forse non appartengono allo stesso piano di esperienza. la libertà è qualcosa di sociale, compare col numero superiore a uno. saluti a te e a Zara, sempre una gioia sentire la vostra presenza.

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  4. Credo sia uno dei tuoi scritti da incorniciare. Due anni e mezzo per strada sono volati, che sembra di aver fatto niente. Eppure nella mia testa si sono incise delle profonde conclusioni. Leggerle qui ora mi sembra così naturale, ma quanto ci è voluto per smontare i chip di chi mi aveva programmato....una bella battaglia vinta, senza abbassare la guardia ora. Così
    "La proprietà inficia le capacità empatiche delle persone.
    La costruzione di una casa è infinitamente piu' semplice della costruzione di un gruppo.
    Io penso che la proprietà debba essere il nemico, l'antagonista del gruppo. Io penso che il percorso che stiamo facendo abbia buone possibilità di condurci liberi." restano, si difendono, fan parte della vittoria.
    Poi dire cosa faccio a sta ora a rileggere i tuoi post? no, non è malattia ossessiva, spero!...Semplicemente mi han piazzato un beverone tedesco che chiamano caffè, alle 19 di sera...che già la miscela "Leone" direi troppo per me. Così guardavo se c'era qualcosa di nuovo, ma rileggere il passato fa sempre bene!
    Zafà

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    1. è che sto scrivendo tanto, leggendo a dismisura e (poi) devo anche vivere... quindi i pezzi nuovi per il blog vengono sporadicamente. ma tu stai attento ai beveroni tedeschi, TRA CINQUANT'ANNI SAREMO TUTTI PAZZI!!! (con quattro occhi e due esperienze diventa gia' piu' oggettivo cio' che abbiamo visto e ci descriviamo a vicenda. e diventa di conseguenza anche maggiormente possibile resistere. prima o poi ti faro' leggere un inedito. ma parlare in una casupola di legno mentre fuori impazza il temporale della "caldissima" sicilia sara' comunque roba insostituibile)

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