venerdì 24 aprile 2015

IL BUONGIORNO SCANDITO DA ATTIVITA' CHE MI DICONO DANNOSE ALLA SALUTE - DIGESTIONE 3

Alle due di notte mi sveglio. Rimango seduto per qualche minuto, al buio. A respirare, niente altro. Poi mi alzo, infilo la felpa, i pantaloni, accendo la torcia ed esco. Sul sentiero che serpeggia tra casa e legnaia mi fermo a pisciare. Guardo il cielo, se c'è luna la valle ombreggiata, altrimenti il buio, e poi salgo i gradini che mancano ad arrivare in cucina. In cucina accendo la luce. Fioca, delle lampadine a led. Accendo il fuoco pigliando legna dalle cassette della sera prima e preparo il caffè. Mi fa male il caffè, non dovrei, ma a quell'ora di notte tutto è permesso. E mi sveglio tanto presto proprio per questo. Leggo qualche pagina aspettando che la moca mi interrompa fischiando. La tolgo dal fuoco, verso. Nella tazzina ho già messo cacao e miele. Bevo. Intorno c'è un silenzio spesso chilometri. Mi rullo una sigaretta, l'accendo. Non dovrei, mi fa male, ma fare conversazione seduti a un tavolo senza fumare è attività che considero monca. Persino se si parla da soli o solo nel pensiero. Resto a fissare la cucina, in luce tenue, e ad aspirare tabacco bruciato. La luce cade e bagna un tavolo lungo tre metri, una poltrona di legno, una cassapanca. I cuscini fatti con sacchi di iuta e paglia, la formaggiera. I quadri di chi qui ha vissuto, i disegni per i bambini che sopra questo tavolo sono nati. Sento un brivido gelido. Qualche morto che viene a trovarmi. Sono amico dei morti, di quasi tutti quelli che hanno avuto a che fare con me in vita. E con coloro i quali non ero amico o avevo a dispiacermi, non ho pendenze gravi, non giustificano, quelle, il viaggio dall'oltretomba per venire a inquietarmi. Dunque sorrido ai morti, e penso che non è vero quando si dice che non puoi piu' parlargli. Mia nonna mi guardo' negli occhi da dietro una finestra, solo pochi anni fa, ed era morta da un pezzo. Cosi' mi stupisco della prescia che si ha di seppellire la gente, di passare avanti. Di dimenticare. Forse non si ama abbastanza, o peggio amare è una cosa che proprio non si sa fare. Non parlo di rimpianto, che se vuoi lo coltivi anche con chi ancora respira. Parlo di frequenza, di ritegno, di arrendevolezza e di partecipazione. Parlo di un pensiero che resta dentro e accoglie. Quello, se vuoi, davvero non muore.

11 commenti:

  1. Io che non ho grande memoria, tento in ogni modo di non dimenticare.
    Sai ho un'immagine, una foto da qualche parte nella mia mail, che per certi versi mi ricorda questo tuo risveglio, questo tuo restare a fissare la cucina come assorto nei tuoi pensieri.
    Non è la prima volta che mentre ti leggo mi vengono in mente foto o dipinti o immagini viste in qualche film.

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    1. yah... "fissare". e che so' Norman.

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  2. Lo scorso dicembre è morta mia madre con cui ho avuto un rapporto molto problematico, ne ho approfittato per parlare con mio padre che era morto quand'ero piccola. Le persone che contano restano per sempre con noi. E non sono fantasmi ma la forza del nostro amore. ps. Quest'estate vengo a prendere il caffè con te, ma spero più tardi delle due di mattina! :)

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    1. tranquilla. di caffe' ne pigliamo svariati, a tutte le ore.

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  3. Beh, sei fortunato...a me talvolta nemmeno i vivi mi parlano e a proposito dei morti, sebbene qualcuno mi avesse promesso di venire a trovarmi, il mio pensiero di amore di accoglienza non è mai stato così potente da sentirla ancora accanto. Per questo imbavaglio a intermittenza questo sentimento e lo deposito in un luogo buio e stretto dove il lamento mi arriva tiepido, salvo infuocarsi in certe notti di assenza e
    solitudine. Sappiamo amare, ma sovente, il nostro è un amore senza coraggio.

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    1. ah si'? esiste vita senza coraggio? ne dubito fortemente. per il resto, bast a attendere e io si', sono evidentemente fortunato. o altro.

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    2. Chiamala come credi..ma talvolta, spesso o addirittura sempre gli uomini spendono così i propri amori e la propria vita; senza coraggio.
      Naturalmente non è il tuo caso.

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    3. bisogna essere spregiudicati fino al midollo. la mente deve espandersi e comprendere quanto piu' possibile il mondo. comprendere nel senso di permeare e assorbire e incarnare. bisogna fottersene quando e' l'ora e sacrificarsi quando e' l'altra. insomma, bisogna vivere. non so se sia coraggio o amore o vita. non so cos'è.

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  4. I morti non mi parlano (ancora). E' il silenzio che ci attanaglia e ci spinge in un angolo. Non fumo neanche.

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  5. Al caffè non si può rinunciare, così a come chi si è amato e non c'è più e lo stesso comunque rimane da qualche parte dentro di noi, intorno a noi!

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