domenica 26 luglio 2015

ACRONIMI SICILIANI - M

Avere compagni e averli alla pari. Avere compagni E' averli alla pari. Isolamento. Solitudine. Inevitabile carico, usura, stanchezza. 
I primi che abbiamo incontrato arrivando sono stati D e M, M per la prima volta. Stavamo al Ms, il torrente che scorre poco lontano dal VdP. E' stato bellissimo scoprire che D, 18 anni in fuga da casa, dalla scuola, dalla psicologa della scuola, dal Padrino e dal lavoro che gli offre (movimento terra, edilizia), e' rimasto per tutto questo tempo al VdP. E ancora di piu': che M, la sua ragazza, 17 anni, e' scesa a trovarlo addirittura dall'emilia. L'Emilia non e' piu' paranoica, il mondo non e' piu' solo paranoico. D e M in fuga dal mondo che abbiamo edificato, noi, quelli della mia generazione e precedenti e anche immediatamente successive.
M e' timidissima, spaesata, non parla quasi mai. Provo a farla parlare. D si e' ambientato, continua a fare domande, non sa tante cose, ma c'è gia' una condanna grossa come una casa sopra alle spalle sue. Una sera mi chiede se non e' una contraddizione usare violenza per rovesciare un potere che usa la violenza. Sento parlare di Mondo Ideale. Legge libri insieme a M, poi li commentano e chiedono.
Li vedo muoversi per il VdP. Penso a me, a quando avevo la loro eta', gia' in inimicizia con tutto. Eppure ancora dentro quel tutto, impossibile fuggirne. Penso a quanto intensa possa essere per loro questa vita, questa esperienza di cui malgrado tutto noi facciamo parte. 
Un giorno vado con Rb a comperare cose che servono. Un intero pomeriggio. Come si diventa uomini mi chiede Rb. Cosa intendo per "essere uomini". Io dico che "e' assunzione di responsabilita'". Che poi non vuol dire assumersi carichi che non si sentono. Vuol dire non fuggire da quello che si sente di dover fare.
Sia Rb che T mi accennano alla delusione di D. Amici che dovevano scendere, fuggire anche loro, e che invece non ce la fanno, sono ancora li'. e io ripenso a quando i miei amici del tempo, anche loro dentro a tutto, cominciarono a fare tregua e pace con tutto, una pace e una tregua fasulle. Fans del tutto di merda diventarono, in breve. Piuttosto che... 
Nessun giudizio ora. Ora non ce la faccio, mi avvelenano i giudizi.
Penso solo che devo parlare assolutamente con D. Urgenza. Cosi' un giorno glielo dico, prima che vado via devo parlarti. E lui non aspetta, mi raggiunge mentre sto preparando qualcosa giu' alla tenda, poche ore dopo la dichiarazione di intenti. 
E io non so esattamente cosa dire, ma ce la faccio. E allora lascia perdere gli amici, dico. Quelli che ti troverai sulla strada a fare le cose che fai, quelli saranno i compagni. Pochi, ma ne troverai. E lascia stare il mondo ideale. Qui e ora e' la tua liberta', la tua vita. Cerca di usare tutti i mezzi che hai in questa guerra. Non puoi permetterti di perdere  niente, di rinunciare a priori a qualcosa solo perché esiste un'etica che non sai e non ti appartiene. 
E D mi confessa che si sente isolato. Che ha solo M che gli sta vicino, e lei e' piccola, timida, forse fara' l'universita' tra due anni e lui non ha il coraggio nemmeno di parlarne e nemmeno lei.
M continua a essere timida.
Ride quando l'ultimo giorno della nostra permanenza al VdP non lo passiamo al VdP ma al mare, in una spiaggia a cui si accede solo nuotando. E comperiamo un materassino perché M non sa nuotare, e la traghettiamo alla spiaggia. E siamo in cinque, io Ipsilon T D e M. E scoppia un temporale e scappiamo e poi andiamo anche a vedere una necropoli e alla fine ci salutiamo sul sentiero di Tieffe. E M mi abbraccia, e mi stringe forte, come la sera prima salutandomi mi ha stretto forte Rb (29 anni e senza fuga e senza casa). E poi scoppia a piangere. Mi trattiene e scoppia a piangere. E allora le dico di non fare cosi', e che puo' venirmi a cercare quando vuole e se ha bisogno puo' scappare dovunque saro' io, e lo ridico pure a D a cui l'ho gia' detto, se avete bisogno scappate da me come fossi l'America. Anche se non ne ho i mezzi, li trovero', perché D e M sono mia responsabilita'. Per identita', lo sono. Per mia manifesta inadeguatezza, lo sono. Per non aver saputo impedire che nascessero in questo inferno di idiozia e incapacita'. Che se penso ai libri di mia nonna con patria e moschetto, come faccio a non guardare alle aule della scuola inutile di oggi che non ti offre niente in cambio di quel che sei e senti, e ti schiaccia e abitua al credito, alla concorrenza, allo sfruttamento. All'assassinio vigliacco tramite sicari, a bruciare esistenza. A questa cosa di oggi che io non conosco ma che questi ragazzi - che, credetemi, sono meravigliosi e fragili, intelligenti soli e coraggiosi - , subiscono con terrore e disperazione visto il modo con cui si attaccano a me - a questo reietto belligerante, a questo nullatenente di precaria salute e poco senno. Come altro compensarli del fatto di non essere stato in grado io di cambiarlo? Fermarlo?
E' che uno lo sa: non basta non partecipare. Ma poi quando vai in una spiaggia a cui si accede solo nuotando e sugli scogli sta incagliato il relitto di un barcone di disperati, e vedi due ragazzi giocare a riva, e poi li senti per quello che sono: spersi, allora lo vedi bene e davvero che cosa vuol dire NON BASTA. Sai cosa e' stato NON BASTARE. Quanto e' ampia e pesante la sconfitta. 

17 commenti:

  1. Sono alle ultime pagine di "I bambini pensano grande" di Franco Lorenzoni. L'autore, ex di lotta continua oggi è un insegnante in una scuola elementare e sta sperimentando una proposta pedagogica nuova. Pensavo mentre scorrevo le pagine
    all'abisso che separa il suo modo di far apprendere a quello che noi abbiamo subito, a come ne siamo venuti fuori e credo che, (forse) questi ragazzini, terminato il ciclo di studi avranno una marcia in più. Più consapevolezza di se stessi e del mondo, più limpidi e forti verso i propri desideri.Una piccola cosa il suo progetto qualcuno penserà..Guardo mia figlia, i suoi amici e penso anche io che sono mia responsabilità e ogni giorno tengo pulito (per quanto possibile) lo specchio dove ci riflettiamo insieme alla sera. Tu dici che non basta non partecipare (ho sempre ammirato con un poco di rabbia questa tua determinazione); io dico che può bastare, che anche chi sta dentro lotta, che anche non partecipare è lotta e che ingoiare e urlare e spostare una briciola all'interno è lotta. Sarebbe un grave e fatale errore da parte vostra escludere questa categoria di individui che sono dentro ( per scelta, per impossibilità o per debolezza) ma che si muovono, magari spostando solo una briciola che forse, il futuro giovane uomo, domani, non troverà nella sua strada.

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    1. la cosa buona di Lotta Continua e' che ha lasciato solo ex, spero almeno alcuni critici con il percorso politico che affrontarono. in realta' a me sembra che LC non ci abbia mai capito niente e abbia fatto solo casini. ma a prescindere... io la proposta pedagogica di cui parli non la conosco e non conosco nemmeno questo ex LC in particolare. il fatto che quelli conosciuti da me siano per la maggior parte dei bambinoni cretini, non esclude assolutamente il fatto che quest0uomo sia invece valido. anzi, se lo fosse davvero il dato confermerebbe la statistica secondo la quale se e' vero che in ogni ambito il 99% e' merda, uno su cento di buono, ovunque, dovrebbe pur esserci. detto questo: da una parte il VdP e' essenziale nella sua inclusione di chiunque arrivi. d'altra parte e' quella una dimensione di cui partecipo ma che a me, mi accorgo, non puo' bastare. cantava Pino "voglio di piu'". direi... voglio anche altro. e per chiudere: per me, per quello che vedfo, per quello che conto sulle dita delle mani quando guardo fuori, io dico che NON BASTA. non sto dicendo chi lotta e chi no. non sto dicendo che se stai dentro (a cosa?) non ti impegni o sei da bruciare. io dico che NON BASTA. non partecipare, NON BASTA. ed e' evidente che non basta. poi uno puo' anche segnare, ossia dire... io piu' di cosi' non posso e non me la sento. resta il fatto che NON BASTA.

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  2. C'è differenza tra amico e compagno?
    Puoi avere amici che non siano compagni e viceversa?
    Il mio occhio continua a cadere sulla frase secondo cui essere uomini "non vuol dire assumersi carichi che non si sentono". E mi son detta che ci sono responsabilità che talvolta uno/una non vorrebbe assumersi ma lo fa, semplicemente perché altri scaricano o semplicemente se ne fottono. Detta come l'hai detta tu mi hai fatto fatto pensare a casi simili.

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    1. minkia mi trascini in distinzioni speciose (direbbero qua). non lo so. ho amici che non sono miei compagni, con cui cioe' non condivido opere e azioni e prospettive. ho avuto compagni che non mi erano amici, ossia gente che mi stava sonoramente sul cazzo ma con cui facevo robe. in quanto alle responsabilita' che uno si assume, per me posso dire che ci sono cose che sento fortemente e alle quali non riesco ne' voglio sfuggire, altre che mi tirano addosso a gratis, e delle quali mi beffo addirittura. come me la sono cavata?

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    2. Sarà pure specioso, ma a me serve per tentare di comprendere e farmi un'idea più approfondita.
      Per quanto io sia lontana dalla tua esperienza, questo forse è uno dei post che in qualche modo sento di più. Anche se quel "non basta" a me fa pensare che risposta risolutiva non ci sia e che la sconfitta, per tutti, è inevitabile e insuperabile.
      Quando pensano ad un mondo ideale, forse lo fanno perché vorrebbero una risposta, una soluzione valida per tutti e non per uno sparuto gruppo di "compagni" (è un termine che mi sta un po' antipatico perdonami).
      La solitudine che pesa su D è uno dei motivi che spinge spesso a rimanere in quel "tutto di merda", è un peso che non tutti sanno portare.

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  3. e perché mai? qualcuno fa risalire la parola a coloro i quali si dividono il pane, nel senso di piatto. pare che cosi' fossero considerati i germani, poiché, pare, considerassero, loro, utili solo grassi e proteine animali, e che il pane o affini li usassero per lo piu' da supporto. vabbe'. poi chiaramente le parole seguono il loro percorso storico e finiscono per assumere connotati meschini. ma io cerco di riappropriarmi dei termini. tipo lavoro, no? viene fuori che c'è una radice dal sanscrito (sempre se non sbaglio) da cui origina e che in senso figurato questa radice significhi "indirizzare l'attenzione". sono troppo vago stamattina, ma considera che sono salito e sceso per 14 km in tutto, e sono sveglio dalle tre. magari piu' tardi mi correggo. che altro? ah si', non basta. beh e' evidente che quello che facciamo non basta. e se e' vero che abbiamo ciascuno i propri limiti, e' anche vero che si puo' tentare di superarsi, no? altrimenti uno se ne va su una spiaggia a panza all'aria e tante pere tutto il giorno. le vie di mezzo mi angustiano, come sai. e una volta che vedi il limite oltre il quale forse non bastera' andare ma ormai lo vedi, tutto il resto pare una inutile via di mezzo. sconfitti necessariamente? non cambia nulla, a mio parere. abbiamo comunque una vita da vivere.

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    1. Forse proprio perché le parole seguono il loro percorso storico e ci sono persone che usano, o forse dovrei dire abusano, di certi termini dandogli un significato dietro cui io però non vedevo sostanza.
      Ad ogni modo ho cercato l'etimo della parola lavoro e sì pare abbia una radice sanscrita: labh- (a sua volta dalla più antica radice rabh-) che, in senso letterale, significa afferrare, mentre, in senso figurato, vuol dire orientare la volontà, il desiderio, l'intento, oppure intraprendere, ottenere (da http://www.etimo.it/?term=lavoro).
      Sei scusato per l'imprecisione, io dopo 11/12 km, qualche settimana fa, ero praticamente morta.
      Se non basta mai, sarà un lavoro continuo. E riprendendo la radice sanscrita della parola posso pensare che il tuo desiderio e la tua volontà saranno perennemente orientate verso quel limite.

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    2. grazie.oggi sono anche piu' confuso:ieri sono arrivate tre persone da una comune storica siciliana e siamo rimasti a tavola dalle 14 alle 23. senza esagerare.

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  4. Non credo ci sia domanda più difficile a cui rispondere che "come di diventa uomini". Soprattutto se viene da un ragazzo giovane e confuso.
    Ogni risposta è, nel migliore dei casi, immensamente incompleta.
    Un racconto straordinario, grazie
    daniel

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    1. questa esperienza siciliana mi ha chiarito una serie di punti precedentemente oscuri. forse adesso comincio a sapere cosa devo fare. incompleta anche questa come definizione, ma un po' piu' uomo mi sento.

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  5. Avevo scritto un commento, ma non sono sicura che sia partito. E provare a riscriverlo uguale sarà impossibile.
    Ti fa onore la tua maniera di essere uomo, come assunzione di responsabilità . E di questi tempi sto pensando che per me essere uomo o (donna) dopo le responsabilità tutte che mi sono assunta negli anni nei confronti di tutti adesso cerco invece irresponsabilità. Ne ho bisogno, prima che sia troppo tardi:)

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    1. troppo tardi per cosa? (perdona la curiosita')

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  6. Con l'età che avanza e tutto quello che può insorgere, malanni o altro. Fino a settembre ancora responsabilità prima di poter mandare all'aria queste incombenze che non mi hanno mai interessato. Da ottobre vorrei poter tenere tutto il tempo per me. Senza nessun programma e senza nessun compromesso. Ps. Prima di ottobre troverò iil tempo anche per venire a Tieffe. Aspetto solo che diminuisca il caldo e che mi dicano i giorni per un ultima responsabilità qui in Sicilia. Poi il volo.

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    1. beh non so a messina, ma qui da una decina di giorni piove regolarmente una decina di minuti ogni pomeriggio e le temperature sono clementi

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    2. Tieffe è un'isola felice, ma è pur sempre estate e saliranno le temperature. Comunque tra un po' dovrebbe anche qui scendere la temperatura, almeno cosi ricordo. Dopo mezzagosto., ferragosto è un termine recente, ma la festa era comunque importante e si mangiavano a pasta"ncaciata". E prima di riprendere il viaggio mi lascio coccolare dai vecchi ricordi. Mi alzo presto e mi piace godere dell'alba sulla spiaggia. Sto proprio invecchiando 😊

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  7. Sconfitti ma mai vinti, queto tremendo malore che accompagna

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    1. beh ultimamente sono piu' i momenti buoni. D e M stanno qua.

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