venerdì 23 ottobre 2015

- 8 (ossia CI VUOLE UMILTA', ALTRO CHE SOSTENIBILITA'...)

Quando dico che A ha ragione, sottolineando di non andarle a riferire che l'ho detto, intendo che potrebbe avere indovinato il momento storico per fare quello che fa. Ossia il VdP. Lo desumo, forse troppo entusiasticamente, dall'arrivo al VdP di personaggi come D e M, in fuga dallo schifo verso la campagna. Adesso: sono un uomo di facili entusiasmi, alle volte. E' vero. Come e' vero che ovunque e in ogni epoca ci sono, nella folla delle merde, un D e una M che fuggono e si ribellano. Quindi perché questi due non dovrebbero essere la classica devianza statistica? Ci godiamo il momento, e chi se ne frega. Anche se il resto del flusso, il famoso flusso verso le campagne, se osservato da vicino, a dir poco fa cadere le braccia. 
L'approccio ecologista lo tentai anni fa e per lungo tempo in almeno due distaccate sedi. Perché, mi sembrava, l'aggressione colonial-imperialista ai territori potesse essere movente alla ribellione. Mi sbagliavo, e mi sbagliavo perché non conoscevo esattamente i territori in cui operavo, la cultura nella quale agivo, e mi illudevo nel sopravvalutare l'orgoglio del sottoproletariato. L'orgoglio, solo per taluni puo' piu' che il digiuno. Ugolino, che non era affatto un sottoproletario tant'è che parlava a sentir Dante d'amore, insegna. Dunque: ai tempi agivo in ambiti proletari e sottoproletari. Scolarizzazione zero, o quasi, famiglie ipernumerose. Almeno in uno dei territori. Disoccupazione elevata. Reddito di sussistenza garantibile a colpi di autobus sequestrati e incendiati nei tunnel di citta'. Se a qualcuno ricorda qualcosa, bene, altrimenti, meglio. Il fallimento, mio personale e dei miei compagni, in almeno uno dei due territori di cui sopra ove si tentava l'approccio ecologista, fu determinato come dicevo dalla nostra ignoranza. Il proletariato reale, il sottoproletariato ancora piu' reale, per non parlare dei borghesizzati, seguivano altre vie, avevano altri scopi. Quel famoso cartello tarantino - meglio avvelenati che disoccupati - e' scandaloso solo per chi non conosce le esigenze del proletariato, le sue istanze. Quando hai una media di sette e dico sette figli a famiglia, abiti in una casa popolare con le porte sfondate e la parabola alla finestra, sei di un altro mondo, e respirare diossina non e' il tuo problema principale. Le umiliazioni, del resto, si perpetuano in una guerra tra miserabili che lascia incolumi solo pochissimi orgogliosi. Incolumi a livello morale, si intende. I ribelli muoiono. Piu' e prima degli altri. Tornando ad oggi, quando dico che A ha ragione e che forse ha indovinato il flusso, dico che potrebbe essere vero, potrebbe, per quei pochi di cui sopra, offrire, un lavoro come quello che si fa al VdP, una alternativa. Tutto qui. Ribadisco tuttavia che osservando da vicino il flusso in fuga, quelli della rivoluzione dolce, non violenta, permaculturale, ecologista, cascano le braccia a terra. Rumorosamente. Del resto, se per il proletariato e sottoproletariato, dove almeno resiste un modello differente da quello borghese, ossia il modello del banditismo persino e a volte sociale, il movente ecologista e' debole, per il proletariato borghesizzato e la classe media e' solo un riciclo dello schema-modello culturale stesso, una variante di dettami resa possibile dal serbatoio a quanto pare inesauribile di risorse che la classe di appartenenza mette a disposizione o ha assicurato con la sua storia di bottegariato viscido ignorante e meschino. Probabilmente e' anche vero che l'insostenibilita' di talune pratiche, come la coltivazione intensiva e l'allevamento, per non parlare dell'industria, sia tematica a cui sono sensibili i giovani e meno giovani borghesi, ma borghesi restano. Addirittura e paradossalmente borghesi col sogno proletario, contadino, o quale che sia. Una parodia, per altro non nuova. Nella storia recente, degli ultimi 40 anni, non sono certo i primi che se la battono nominalmente dal modello economico culturale del loro ceto, piu' che altro a parole e come caproni. Cambiano scenari, non cambia la sostanza. Quindi sara' altresi' vero che insostenibile e' fare in media sette figli per famiglia, e che in sette e passa miliardi qui sul pianeta siamo troppi etc etc... ma a questo punto mi risulta essere, codesta, la versione o il punto di vista di coloro i quali possono permettersi di tornare nella campagna della nonna, o sperare di comperare un terreno e poi coltivarci sopra entusiasmati da nuove (?) tecniche. Ossia gente che ha una nonna con un terreno ampio e con sopra la casa, o gente che ha fatto e fa i peggio lavori, vedi bancari, architetti, secondini. E dico: secondini. Semmai dunque questo movimento permaculturale dovesse diventare una rivoluzione, nella migliore delle ipotesi sarebbe una rivoluzione borghese, nella quale i sei miliardi e rotti rimanenti ad oggi schiavi e operai o disoccupati organizzati piu' o meno, non sono semplicemente previsti. Salvo ciarliere bugie di quelli che non hanno idea di cosa dicono parlando di rigenerazione del terreno e di cibo per tutti previa adeguata pratica agricola.
(Nota: cos'è? Si vuole educare il proletariato borghesizzato e non? Ancora?)
Veniamo alle strategie di sussistenza del MAR. C'è chi opta per l'ospitalita' rurale, chi per coltivazioni non intensive bio e bioetiche, chi per raccolta e vendita all'estero di prodotti della terra. Non trattati, certo... non trattati. Chiaramente poco importa se il nitrato no e la benzina si'. Magari un giorno verra' il teletrasporto e allora vedrai le arance a km zero dalla Sicilia al Belgio, in un flash.
Dunque: quale sarebbe la rivoluzione? Temo di non capire. Soldi, ancora si'. Si scambia solo perché e' bello. Si condivide... per lo stesso motivo. Si chiama ospitalita' la prestazione di servizio e sfruttamento del lavoro nero il volontariato di giovani coglioni (vedi WWOOFER). Il tutto fondato sulla proprieta' privata. E che sia, per cortesia, vicina alla strada. 
I migliori restano i tedeschi, a quanto pare. Quelli anziani. E del MAI, non del MAR. Ek e Rnt, direi. Il primo ricco di famiglia, la seconda affittacamere. Se non altro sono in campagna dagli anni ottanta, risultano capaci di fare quel che dicono e non parlano infatti di rivoluzione.
Loro e quelli del VdP.
I primi perché non millantano e non hanno le idee confuse. I secondi perché ci provano - a non millantare e a chiarirsi le idee -.
Capitolo MORAMAI. Funziona, non funziona? Noi stiamo partecipando. Ma anche qui... cominceremo a parlare di possibile passo rivoluzionario quando un N con terreno di famiglia contadina, figli col sogno borghese e lui operaio, partecipera' alle raccolte e collettivizzerà il terreno. O quando saremo in grado di fare collettivizzare quello attualmente in proprietà al veneto F, un bottegaio bipolare combattuto tra convenienza e sfruttamento vs senso di colpa e necessità di compagnia.
Notizie da Tieffe... 
Abbiamo distillato il progetto. La non proprieta' e' essenziale. Serve anche a selezionare i partecipanti. Dici non proprieta', e si evidenziano subito i bottegai. La personalita'? Non puo' che guadagnarci. Se non ti garantisce l'autorita', sei garante di te stesso per il tuo posto. Quando andremo via, saremo piu' forti. Se mai ce ne andremo, chiaro (io di mio so che me ne andro', ho la viaggite cronica aggravata da una sindrome avventurosa di oscura origine). L'assenza di mezzi meccanici? Essenziale. Regala tempo, rende possibile ritrovare il ritmo umano e personale. Ossia favorisce la scelta, il numero di possibilita', la densita' di possibilita' per metro quadrato, e in ultima analisi: la liberta' e l'intelligenza. Questa estate abbiamo fatto raccolta mandorle da N (di cui sopra), due ore di cammino da qui, a piedi, con annaffiatura orto infrasettimanale andata e ritorno, a piedi, e pizzata sul terreno di N a fine raccolta ancora raggiunto a piedi. Meraviglioso.). Reddito dal luogo? Abolito. Qui respiriamo. Agricoltura? Il meno possibile. Raccogliamo. Noci, mandorle, olive, capperi, spontanee, frutta. Un giorno potremmo avere anche un frantoio rudimentale, tanto per eliminare un mezzo di produzione che non ci e' possibile conquistare attualmente. Veganesimo? Non diciamo fesserie. Una scelta etica che reputo fine a se stessa. L'industrializzazione e' il peso principale, almeno per me. Lo Stato, le concessioni, il dominio, la polizia, le istituzioni, la magistratura. 
Ma diciamo che le notizie e i personaggi pervenuti e poi partiti da Tieffe durante questo tempo in cui sono stato silenzioso, li mettero' in fila nel prossimo post. Del resto mancano 4 mesi, e ne ho ancora a disposizione 8 prima di concludere il blog 42.
PS
Quando dico che A ha ragione, sottolineando di non andarle a riferire che l'ho detto, intendo che A ha una formazione comunista, il che implica un amore per la prassi del modello riproducibile. Non si puo' dare ragione a chi propone un modello che spera riproducibile. Perché vuol dire favorire il processo autoritario.

8 commenti:

  1. Ma quando ti coglierà la "viaggite" non cercherai un altro luogo dove tentare di riprodurre un' esperienza simile? O è sempre un mutamento che cerchi e quindi non sarà più il modello tieffe a soddisfare le tue esigenze?
    Ti sei dato una scadenza lunga. Pensavo menassi le tolle prima, uomo dai facili entusiasmi.

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  2. lungi da me il modello, evviva il percorso. quindi sara' altro, ma nascera' anche da questa esperienza, ovviamente. in un modo o nell'altro. in quanto alle tolle, sono qui da neanche un anno, il moramai e' nato da pochissimo... daje tempo. alle tolle mie, dico... ciao donna dai facili costumi.

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    1. Ma non ti ci hanno ancora mandato oggi?

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  3. Difficile descrivere oggi cosa sia il sottoproletariato. Forse non ci sarebbe riuscito nemmeno PPP che pure se ne intendeva. Le baracche della Scuola 725 all'Acquedotto Felice non ci sono più e dove sono finiti i sottoproletari che ci vivevano ? Forse si saranno trasferiti nelle case ALER di Quarto Oggiaro. Oppure no. Lì ci sono i sotto sotto proletari emigrati, ma che sono già un gradino sopra quelli che "abitano" in Via Corelli...

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    1. io direi che il difficile oggi e' individuare il proletariato, altro che... ma vediamo di centrare il sotto, e poi guardiamo sopra per capire. dati tecnici: il sottoproletariato a prole sta messo alla grande. chiede assistenza in conto ai figli che mette al mondo (allo stato o alla gente per strada). tifa necessariamente per trono e altare, quando gli conviene, o per il masaniello di turno, ma e' scafato e sa benissimo che a fine giro se lo mangera' coi maccheroni. vive nel mito del criminale piu' forte e ha un orizzonte limitato ai palazzoni o alle baracche che abita. sa come si sa per strada, perchénon possiede nessuno spazio garantito personale. nemmeno quando va in carcere. adesso alziamo la mira, e cerchiamo il proletariato. che fine avra' fatto?

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  4. Il proletariato è quello che ha tra le mani l'ultimo modello di telefonino (il sotto proletario non può permetterselo). Ma nulla è cambiato: quando visitai nel 1971 la Scuola 725 tra le baracche dell'Acquedotto Felice, mi sono stupito nel vedere le televisioni a colori nelle baracche fatte con i cartelloni pubblicitari rubati. Ho capito dopo i meccanismi pervasivi del consumismo che PPP bollava sulla terza pagina del Corrierone. Se prendiamo come riferimento il reddito, una distinzione tra proletariato e sottoproletariato potrebbe tracciata tra chi sta sopra e sotto la soglia di povertà. Ma questa "soglia" è assolutamente variabile tra Lombardia e Sicilia, ma anche tra Milano e Oltrepo pavese. Così come è difficile stabilire i contorni "di classe": chi è proletario tra un operaio dell'aristocrazia industriale (quel poco che è rimasta) e l'infimo impiegato pubblico ? Può bastare solo il reddito ? Continua...

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    1. ..continui...?
      il proletariato e' stato piallato. e' una classe di difficile identificazione dici, e io non sono d'accordo. non possiede piu' una cultura propria, segue a mozzichi e bocconi il modello borghese, semplicemente. ATTENZIONE: sociale ed economico. lo segue fallendo. perché non e' sua cultura.
      i figli a famiglia sono diminuiti e li ha mandati a scuola e ha fatto l'affare del fesso. se li e' trovati, i figli, contro, irriconoscibili e borghesizzati. alcuni sono diventati carogne e dottori, altri coarogne e impiegati. altri ancora carogne e operai. e poi ci sono le carogne e basta. tutti rigorosamente da soli. l'essere carogne col reddito e un diploma/laurea o un posto fisso li fa borghesi? no. il proletariato borghesizzato non ha le sicurezze della classe dominante. li fa solo diversi dai sottoproletari, e basta. infatti oggi i nipoti piangono come fossero diseredati da chissa' quale diritto, diritto di classe che non hanno mai avuto. e via a piangere miseria da precari. -mi perdonerai, che vadano affanculo-.
      il proletariato e' quella classe che poteva far conto per farsi valere solo su socialita' e numero. oggi non ha nemmeno memoria di quale fu la sua potenza.
      dunque chiede di seguire un iter borghese, a cui non ha accesso. chiede di avere sicurezze che prima si garantiva con la lotta, che adesso non sa nemmeno da che parte cominciare. anzi: chiede la tranquillita' e pretende di poterla sviluppare nell'ambito di un modello che non gli appartiene e non gli e' mai appartenuto. ho fatto tutto come diceva papa', dicono gli ex proletari. perché non posso stare in internet o davanti alla tv o perché no a leggermi un libro senza che mi caghino il cazzo?
      ma questa incoscienza non cancella la classe. la definisce solo in qualita' di schiavi. schiavi nella testa.
      se non trovi i proletari, gli ex, cerca tra gli schiavi. che siano nipoti dell'aristocrazia operaia o di infimi impiegati statali, sono tutti li'. o quasi. io sono nipote di proletari, figlio di borghesizzati, ma mi sto salvando.

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    2. (da chiarire: i miei, poveretti, sono stati fottuti solo nelle idee, che di soldi e titoli, ringraziando la fortuna, non ne hanno mai avuti)

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