martedì 27 ottobre 2015

ECO - ovvero AVEVO CONTATO MALE, QUESTO E' IL -8. FACCIAMO COSI', QUESTO E' IL 34

C'è una gatta. Stava qui prima di noi, quando il borgo era completamente abbandonato. Dopo un anno la gatta entra in cucina, fa le fusa, si fa accarezzare. Non gioca, non sale in braccio o sulle gambe, non riconosce cuccia. Sta dentro solo se ci sono le porte aperte. Non credo abbia mai visto una macchina, non scende al fiume - le volpi sono un pericolo vivo e costante, e non solo le volpi. Ha svariate cicatrici. Di notte, spesso, la si sente battagliare. Caccia i topi quando e' in forze per farlo. Abbiamo assistito a una caccia al serpente, a una lunga battaglia nella quale non abbiamo saputo intervenire, dato che non si capiva se dovevamo salvare il serpente o la gatta. Ha vinto la gatta. Tur ha detto, guardandola il primo giorno, che pare abbia visto la morte in faccia. Confermo, piu' di una volta. Gli animali selvatici quante volte la vedono in faccia la morte? Piu' degli umani civilizzati. Vedere la morte in faccia, per un essere umano, accorgersi della morte in maniera diretta, considerarla, sentirla come presenza costante, quanto cambia un uomo? Quanto gli rende in termini di crescita? Di pienezza? Quale considerazione devo avere per degli esseri che piu' di me hanno esperienza diretta e familiarita' - uccidono e rischiano continuamente di morire - col fenomeno principe e rimosso che corre costantemente accanto e nelle esistenze degli esseri viventi? Sono un essere vivente. Come il resto dell'universo che mi circonda? Come le piante e gli altri animali? Non credo di poter trovare opposizione da parte di nessuno nel dire che almeno con gli altri animali ho questo in comune. Noi tutti moriamo. E allora e ancora... quale considerazione devo avere per esseri che conoscono meglio di me e non rimuovono il dato reale che ci riguarda tutti? Si rispetta cio' che si capisce, il resto e' ipocrisia. Se non rispetti niente, vuol dire che non capisci niente. Io ho rispetto per gli animali, soprattutto se selvatici. Almeno per quelli. Posso scovare qualcosa di atavico e profondo negli animali selvatici. 
Del resto tutto il vivente, ovunque sia il confine che lo definisce o in cui riesco a definirlo o voglio definirlo, e' dentro un orizzonte che e' anche il mio. Il limite a cui posso estendere la mia esperienza vitale.

Kh e' una non piu' giovanissima ex squatter svizzera. Vive sull'Etna da qualche anno. Ci siamo conosciuti durante una raccolta delle olive, stiamo per rincontrarci per un'altra raccolta. Qui a Tieffe, il mese scorso, ci ha parlato dei muli con cui abita. Ci dice dei muli che sono animali con una particolarita' sorprendente. I muli hanno una elevatissima soglia del dolore. Non patiscono facilmente il male. Non lo avvertono. E' un presupposto base per le relazioni che apre orizzonti sconosciuti. O dimenticati. Se mi rapporto con chi il dolore lo avverte, posso usare il dolore per educare, opprimere, costringere. Se mi rapporto con chi non ha quella sensibilita', devo sviluppare tutto un altro sistema di relazione. Kh dice che il mulo ti aiuta quando ne ha voglia e se ti vuole bene. Un rapporto d'affetto, d'amore, e' il migliore che lei ha trovato per relazionarsi in maniera costruttiva con quella specie di animali. Kh mi fa venire voglia di conoscere i muli. Non di averne, ma di averci a che fare. Non per usarli in qualche modo, ma per scoprire com'è la relazione con un essere che non pone a base la possibilita' che tu lo opprima con un condizionamento pavloviano sul modello dell'evitamento. 

A e' vegana. E dice che io sono specista. Io non riesco a considerarmi specista, anche se mangio carne. E uova e formaggio. Quando capita e posso. Il criterio di rapporto che pongo a esistenza non riguarda le specie. Mi pongo violentemente o non a seconda dei casi, non a seconda della specie di appartenenza dell'individuo col quale mi rapporto. 
G, nei 28 giorni che e' stato qui, si e' fatto una sorta di piscina giu' al fiume. Con una rudimentale diga. G ha 66 anni. Quanti coglioni 66enni palermitani esistono? La piscina rischiava di distruggere uno spazio incolume giu' al fiume, dove nidifica la tartaruga di terra. Quante tartarughe di terra esistono? Ecco, ce ne sono sicuramente meno di quanti sono i coglioni 66enni palermitani. Ad oggi qui abbiamo le tartarughe di terra che nidificano, e un palermitano coglione di meno. Questo non a riprova del mio non essere specista, quanto a sottolineare che l'ottusita' che pervade il mondo degli umani resta l'indigeribilita' piu' acida che io conosca. E proprio qui deve nidificare la tartaruga? mi chiese G.  No certo, puo' nidificare anche nella piscina comunale di Palermo.

La potenza di Tieffe io non la capisco ma la avverto. E' un essere vivo tutto, rocce comprese, caso e fortuna compresi, se cosi' vogliamo chiamare le catene di eventi che l'hanno preservata. Io ne faccio parte. Devo assecondare questo sistema-eco, che sono io stesso fuso in esso. Io sono Esso. Nessuna forzatura. Quale piu' grande alleanza? C'è un essere totale che e' in armonia, che e' armonia, nel senso che rifiuta forzature, che sembra piegarsi e utilizzare ogni evento per perpetuarsi. E' un sistema piu' forte del Capitale, che il Capitale copia in un certo verso, ma che il Capitale non puo' eguagliare. Perché il Capitale e' un sistema che ha uno scopo fin troppo evidente, parziale, e che deve difendere una posizione. Il sistema-eco di cui sono parte non ha posizioni da difendere. Ogni manifestazione ogni degenerazione ogni necrosi al suo interno, e' ricondotta a un non essere nel giro di un breve corso di secoli. O assorbita e inglobata in Esso. Piu' familiarmente: nulla mai non sara' ricondotto in armonia.

L'essere umano e' solo una delle esperienze e manifestazioni del sistema-eco. Non conta nulla piu' del resto, non puo' danneggiare in maniera letale nulla piu' che se stesso. 

La questione, di fronte a tutto cio', e' solo una: quanto vogliamo vivere e quanto vogliamo sognare drogati. Perché io posso uccidere ed essere ucciso. O posso uccidere a tradimento e cercare di mettermi in salvo. Posso dare la morte e dimenticarmi della morte, dare dolore, opprimere, e dimenticarmi del dolore e di essere oppresso. Posso riconoscere i miei simili - per classe sociale o per esperienza d'esistenza- o fotterli dimenticandomi che li sto fottendo. Posso essere Esso o illudermi di fotterlo fottendomi. Una scelta, piuttosto che l'altra, fa la differenza di spazio che sta tra il me stesso individuo e la grandezza del mondo che riesco ad abbracciare in questo viaggio.

3 commenti:

  1. http://www.lanazione.it/grosseto/vive-da-20-anni-da-eremita-nel-bosco-dorme-in-tenda-e-mangia-dai-rifiuti-1.1428589

    leggevo questo, un eremita totale, voi invece credete e penso che per vivere seppure in una piccola società bisogna credere ed essere leali con il gruppo per sopravvivere in esso. Che poi Tieffe sia bella e viva lo credo.
    Io ho fatto la scelta di andare verso non so dove e forse perché non credo più o forse non ho mai creduto e per un po' mi sono illusa di credere. Ma una casa non mi appartiene davvero dentro e la viaggite acuta per me c'è sempre stata come bisogno ideale di fuga. Vorrei lo diventasse come vita e solo finché dura.

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    1. Angi bo? non so, io non credo, non e' un problema quello per vivere o no qui. la cosa davvero buona e' la drastica riduzione del numero dei presenti. oltre al silenzio, ai tempi lenti, un pacchetto con dentro piu' possibilita' di scelta, quando non sei sotto pressione hai piu' agio. non e' che uno si mette in un borgo abbandonato e aspetta o lavora per... questo e' gia'a mia dimensione. anche per quel che riguarda i rapporti: qui ci metti poco a venire a contatto ravvicinato con cio' che sei e sono gli altri. e a scornarciti o viverci bene insieme.

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    2. Penso di essere più vicina alla gatta che non al mulo, anche se la tua compagna di olive è ha un rapporto molto interessante con il mulo. Non pensa le appartenga ed è già molto. I tempi lenti sono già di per sé importanti. Ho lasciato il lavoro non perché avessi dei tempi veloci, ma semplicemente perché ero costretta ad avere dei tempi, degli orari da rispettare. Per il resto era ideale. Era come se dovessi passare ogni giorno in visita al museo. Ma i tempi non li accettavo. Non so se a torto o a ragione, ho sempre pensato che tu abbia sempre amato il branco e le leggi di natura.
      Quanto dimenticarsi del dolore di essere oppressi non è ancora illusione? Non ho chiesto di nascere. Sono sempre fuggita e il più lontano possibile. Forse non ho mai raggiunto l'Armonia di stare anche in un sistema Eco. Ma il giorno per giorno accontentandomi di osservare senza partecipare mi sembra sia il mio destino per il passato e forse anche per il futuro.

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